giovedì 29 dicembre 2011

Rockin' Live Digital Mixer (1)

Sono passati ormai quasi quindici anni dalla comparsa dei mixer digitali nelle applicazioni live. La tecnologia ha compiuto enormi passi avanti e tutti i marchi hanno in catalogo più di un modello; la diatriba analogico vs digitale ha perso senso e, nonostante ci possano ancora essere ottimi motivi per utilizzare banchi analogici in molte occasioni, le console digitali sono ormai diffuse ovunque.

digital mixer Yamaha PM1D Front of House FOH live on stage
Yamaha PM1D FOH

Questo post riprende alcuni concetti che il sottoscritto ha espresso qualche anno fa in un articolo pubblicato su Backstage (febbraio 2009) e apre una serie di post dedicati a specifici modelli, metodologie, tips & tricks.

Digital power
Sono numerosi i vantaggi che derivano dal trattamento del segnale audio nel dominio digitale:
- possibilità di memorizzazione completa ed accurata dei dati (total recall, di fondamentale importanza per musical, festival o per tour discontinui) e possibilità di lavoro off line su un qualsiasi computer
- enormi possibilità di modifica ed elaborazione del suono (eq, processori di dinamica, effetti, delay), funzioni di copia/incolla ecc.
- possibilità di raggiungere un alto numero di canali in/out e configurazioni outboard complesse in dimensioni, pesi e costi contenuti
- grande duttilità nel routing dei segnali con patch bay memorizzabile
- estrema precisione nell'indicazione dei valori (ad esempio la frequenza di intervento di un EQ parametrico) senza l'approssimazione delle serigrafie di un potenziometro analogico
- possibile utilizzo dei fader per le mandate ausiliarie (e altre funzioni), con conseguente vantaggio per la precisione d'intervento e per il “colpo d'occhio”.
- possibilità di dividere il mixer in più blocchi fisici (ad esempio console – pre e convertitori – DSP)
- Elevato gradi di “personalizzazione” della console da parte dell'operatore
- opzioni aggiuntive (plug-in, virtual soundcheck, trasporto digitale, analizzatori on board ecc.)


digital mixer Yamaha PM1D monitor land live on stage
Yamaha PM1D monitor land
The dark side of the moon
Progettazione, costruzione e utilizzo di un mixer audio digitale presenta, rispetto ad un analogico, alcuni punti "sensibili”, su cui val la pena spendere qualche parola.

Se da un lato la componentistica consente un notevole risparmio sul rapporto Q/P, non va sottovalutato il grande onere aggiuntivo che riguarda il design e, soprattutto, lo sviluppo software. L'utilizzo nel live richiede progettazione accurata e robustezza ai massimi livelli per poter affrontare condizioni d'uso impegnative: temperature estremamente variabili (dagli oltre 40 gradi di un pomeriggio al sole ai -15 di un capodanno in piazza), umidità spesso a livelli altissimi, alimentazione elettrica non sempre pulita e stabile su valori standard ecc. Persino l'estremo range di luminosità (dal buio di un teatro al sole estivo) comporta problemi enormi, se non si vede lo schermo nella maggior parte dei casi è praticamente impossibile operare; encoder, pulsanti e fader, essendo quasi sempre multifunzione, in caso di rottura possono pregiudicare quasi completamente l'utilizzo del banco; i fader, in particolare, essendo motorizzati, sono componenti più complessi e delicati di quelli in uso nei banchi analogici. Il software, ovviamente, deve essere a prova di bomba, si può anche convivere con un programma di editing che va in crash in studio un paio di volte al mese, non è accettabile lo stesso da parte di un mixer che gestisce una diretta televisiva o uno show con decine di migliaia di spettatori paganti! Questo non è affatto facile da ottenere, soprattutto in un mercato che non ha certo i numeri di altri settori (i banchi di maggior successo commerciale faticano a raggiungere le mille unità vendute in tutto il mondo, alcuni dei software che usate tutti i giorni sul computer superano il milione di copie originali).

Anche l'utilizzatore, dando per scontato che abbia scelto il prodotto giusto per le sue esigenze, dovrebbe prendere coscienza di alcuni fattori, prima inesistenti o poco rilevanti. Innanzitutto, anche se tutti i costruttori vantano semplicità d'uso e immediatezza, la conoscenza poco approfondita di una console digitale può sempre portare a disastri: basta un errore nel richiamo di una memoria di patch per creare panico, mentre un errore nella gestione dei file può cancellare completamente un soundcheck appena finito. Per operare su una qualsiasi console analogica basta la “patente da fonico”, per lavorare con un banco digitale in completa autonomia ci vuole un corso di perfezionamento specifico per quel banco e qualche giorno di pratica in magazzino.

digital mixer Yamaha PM5d Save or Die, Monitor per Capossela in Lussemburgo live on stage
Insieme al banco, inoltre, dovrebbe sempre essere disponibile un sistema di backup delle memorie. Facile se il banco salva su pennina usb, un po' meno se utilizza card relativamente costose o di difficile reperibilità. Attenzione agli aggiornamenti software: solitamente portano notevoli migliorie e quindi val la pena farle, ma con la coscienza che spesso si perde la compatibilità con i vecchi dati. Tutti i costruttori, tra l'altro, rendono disponibile un programma per la gestione del banco da un computer esterno. Oltre che per l'utilizzo off line (preimpostazione del banco), possono lavorare sincronizzati on line, cosa utilissima nei festival perché consentono il lavoro contemporaneo di un assistente che può curare routing, nomi dei canali, backup delle scene, sgravando il fonico da operazioni di gestione piuttosto delicate. 

Per i lavori all'aperto l'uso di gazebini per le regie diventa obbligatorio; nessuno schermo è ben visibile sotto la luce diretta del sole! E, a proposito di schermi, sarebbe buona cosa avere la possibilità di collegarne di esterni, sia per maggior duttilità che per poterlo sostituire facilmente in caso di guasto.

La grande disponibilità di processori di ogni tipo, infine, unita spesso a rapprresentazioni grafiche accattivanti, rende sicuramente divertente il lavoro del fonico, ma il rischio di distrazione è alto... anche il virtual soundcheck (la possibilità di effettuare un soundcheck senza musicisti utilizzando una registrazione multitraccia) può indubbiamente essere utile ma attenzione, le tracce di un registratore non vanno in feedback come i microfoni, e poi manca il suono diretto degli strumenti e dei monitor...

2 commenti:

  1. Ciao Gianluca , assolutamente daccordo sulla tua analisi....sicuramente il digitale ha semplificato e razionalizzato una parte di lavoro gravosa , ma facendo un paragone motociclistico è come l'avvento dei maxiscooter che ha avuto il pregio di sempificare e migliorare la mobilità sulle due ruote , ma ha creato un esercito di finti motociclisti incredibile... ovvero il digitale sì eccome , ma con la consapevolezza che stare dietro un banco non vuol dire richiamare preset di fabbrica ma sapere cosa un suono a bisogno per essere percepito come tale dal pubblico e come gestire consapevolmente il routing di un segnale... ma rischiamo di fare psicoacustica-filosofica.
    Lancio una proposta : perchè non fare parallelamente al corso Live on Stage dei seminari dedicati alle console digitali??? a voi la parola e auguroni di felice anno nuovo a tutti!!

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  2. Ciao Fabio, carina il paragone con i mezzi a due ruote... ;-)
    E intrigante anche l'idea dei seminari dedicati alle console digitali; in realtà credo che qualsiasi distributore, su richiesta di un piccolo gruppo di persone interessate (non necessariamente acquirenti) abbia tutto l'interesse a fare dei minicorsi gratuiti nella propria sede dedicati ai banchi da loro venduti. La lacuna da colmare potrebbe essere un seminario teorico pratico che vada al di là dei singoli modelli... ed è un po' quello cui è dedicata questa serie di post, chissà, tempo permettendo, in futuro... ;-)
    Buon anno!

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