lunedì 17 ottobre 2011

Audio networking (2)

Audio networking: vantaggi
La larghezza di banda disponibile negli odierni sistemi informatici consente ormai il trasferimento di centinaia di canali audio in alta qualità su un singolo cavo di rete, in rame o fibra ottica. Il primo significativo vantaggio dell'audio networking è quindi l'enorme risparmio di cavi, tanto maggiore quanto più numerosi sono i canali e maggiore il tragitto da percorrere.
Non è solo una questione di costo d'acquisto, il risparmio si ha nel trasporto e nella posa (minor peso, minor ingombro sui camion, minor ingombro nelle canaline); tra l'altro, si riducono praticamente a zero i disturbi dovuti ad interferenze elettromagnetiche e ground loop.
La possibilità di modificare la configurazione funzionale dei cablaggi anche dopo la posa, inserendo interfacce di input/output nel punto desiderato, apre la strada a nuove modalità di lavoro, di grandissimo valore soprattutto nel mondo dell'installazione. Inoltre, gli stessi cavi possono essere utilizzati anche per altre funzioni (dmx, controllo remoto...) o, viceversa, possono essere utilizzati cavi di rete già stesi (pensate ad un centro congressi, oppure ad un teatro, dove la posa fissa di semplici, piccoli cavi di rete, potrebbe offrire una facilità di installazione finora solo sognata).

Criticità: latenza
Come già detto sopra, uno dei fattori maggiormente critici è la latenza, ossia l'intervallo di tempo impiegato per portare i dati a destinazione. Le conversioni A/D e D/A già richiedono un tempo che mediamente sta intorno al millisecondo, a cui va aggiunto il tempo impiegato dagli switch per instradare il segnale lungo la rete (mediamente, circa 120 microsecondi). Aumentando la complessità della rete, ovviamente, aumenta anche il valore di latenza, visto che i ritardi si sommano. In un normale traferimento dati, questi tempi sembrerebbero assolutamente trascurabili, nessuno viene infastidito dall'apertura di una pagina web con qualche millisecondo di ritardo. Nell'audio però, laddove c'è contemporaneità di ascolto fra la sorgente acustica e il suono amplificato, si crea un'interazione che in certi casi può essere fastidiosa anche con valori di pochi millisecondi. Ricordando che la velocità di propagazone del suono nell'aria è di circa 3 ms al metro, facciamo un paio di esempi:
  • Festival rock in grande piazza: in regia FOH, è lecito aspettarsi che il volume del PA sià “almeno” 20/30 dB più alto del suono diretto del palco, pertanto la somma è praticamente ininfluente e il fatto che il PA subisca una latenza di 4/5 millisecondi non disturba minimamente il risultato (purchè sia costante). Anche il monitoraggio wedge può tollerare bene latenze su valori simili, qualche problema invece potrebbero darlo eventuali IEM in uso a cantanti, che sentono la propria voce per conduzione interna oltre che attraverso gli auricolari; per loro sarebbe utile concepire un sistema a latenza 0 (o quasi), almeno per la voce.
  • Diffusione audio in centro congressi e broadcast: nessun problema anche con latenze prossime ai 10 millisecondi, unica avvertenza la sincronizzazione del labiale nel caso ci siano anche trasmissioni video dello speaker.
  • Somma delle stesso segnale attraverso due percorsi, uno analogico e uno digitale: assolutamente da evitare, anche una latenza minima inferiore al millisecondo provocherebbe un filtro a pettine con degradazione del segnale tanto più distruttiva quanto più l'intensità dei due segnali è simile.
(frammento tratto dall'Articolo Audio Networking, pubblicato su Backstage di Settembre 2010, firmato da Gian Luca Cavallini)

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